La musica e la forchetta: amore a prima vista – parte 2.

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Come Plindo, tante cose sono state fatte con amore a Firenze.

La musica e la forchetta: amore a prima vista – parte 2.

l fermento intellettuale che abbiamo visto brulicare nel mentre nasceva la Cupola di Santa Maria del Fiore, non era destinato a spegnersi. Anzi, era la cenere che avrebbe dato vita ad un secolo in cui l’arte generava la scienza. Il dipingere in prospettiva (teorizzata da Brunelleschi) per esempio, non era  solo un capriccio illusorio ma un vero e proprio modo di venire a patti con il mondo, di  imparare e di analizzare le sfaccettate pieghe della realtà per riprodurla in un linguaggio di punti e piani. Leon Battista Alberti, nel suo trattato del 1435 De pictura definì la strada praticabile perché l’uomo potesse intraprendere la sua conquista dello spazio. Qualche secolo dopo l’uomo nello spazio ci è arrivato davvero; ed i comodissimi GPS trovano le radici e le coordinate di funzionamento in questi primi punti fermi degli uomini moderni. La scienza quindi, rendeva all’arte una vita nuova, portandola a grandi altezze capaci di dare nuove suggestioni.

Leonardo incarna il nuovo spirito di ricerca che ancora alberga nei nostri animi. Volle conoscere non solo il funzionamento dell’occhio, ma come fanno gli uccelli a spiccare e tenere il volo; le ragioni per cui i fiumi nascono dalle montagne ed indagò la straordinaria natura del sole. Iniziò a sezionare cadaveri prima che la medicina convincesse il mondo accademico che ne valeva davvero la pena. Intorno al 1480 non era proprio una passeggiata, anzi era considerata una pratica abbastanza malsana che ti avrebbe potuto far passare in un attimo da eretico. Ne trasse che i muscoli della schiena umana non avrebbero in nessun modo potuto controllare il movimento delle ali e delle braccia contemporaneamente e concluse così che gli angeli non potevano esistere! Detestava l’inganno in tutte le sue forme. Dopo tanti secoli il frutto del suo lavoro mantiene il fascino innovativo e stupefacente: forbici che possono esser aperte e chiuse con una sola mano, la chiave inglese a rullo, il paracadute, il cannone e dispositivi di trasmissione a diverse velocità. Una volta, trovandosi in un bordello, fu così colpito dall’irrazionalità con cui erano disposti gli ambienti che disegnò sul momento una piantina caratterizzata  da un sistema intricato di corridoi che avrebbe permesso alla clientela di sgattaiolare dentro e fuori senza troppo farsi notare.

Alcuni dei suoi geniali macchinari erano strumenti musicali: un fantasioso violino d’argento a forma di cranio di cavallo, una tastiera che riproduceva i suoni di un’orchestra d’archi (quasi un antenato della nostre amate keyboards workstation), un flauto i cui toni potevano tranquillamente glissare da uno all’altro proprio come quelli di un moderno theremin elettronico. Era un abilissimo improvvisatore con la Lira da braccio che, più tardi, Vincenzo Galilei (padre di Galileo, ricordate?) definì Lira moderna. Lo strumento si prestava perfettamente ad accompagnare per accordi; anche molti poeti – musicisti italiani lo prediligevano durante la recitazione di poesie o testi estemporanei. Leonardo la suonò per Lorenzo de’ Medici che, rimasto folgorato dalla vista e dal suono, inviò l’inventore con il suo amico cantante Atalante Migliorotti a Milano per farne dono al duca Ludovico Sforza.

Ciascuna delle invenzioni musicali di Leonardo sembra aver aperto nuove direzioni di ampliamento delle possibilità espressive dello strumento. Il primo modello di  pianoforte fu messo a punto da Bartolomeo Cristofori, artigiano padovano alla corte fiorentina di Cosimo III de’ Medici intorno al 1698. Il pianoforte è figlio del fortepiano e nipote del clavicembalo. Quest’ultimo è uno strumento a corde pizzicate: il meccanismo a plettri non permetteva la possibilità di variare il volume e l’intensità del suono per mezzo di un tocco più morbido e più energico. La soluzione di Leonardo, trecento anni prima che il Signor Schmidt mettesse sul mercato austriaco i suoi primi verticali, fu quella di progettare uno strumento in cui alcune ruote sfregavano le corde ruotando costantemente su esse. Aumentando o diminuendo la pressione delle ruote sulle corde era possibile variare il volume del suono con un semplice tocco delle dita.

Come avevamo detto? “Scegliete il vostro strumento, o fatevi scegliere da lui”. Qualunque esso sia, pensate che ogni qual volta lo toccate, ogni qual volta lo abbracciate e lo ascoltate vi stanno passando secoli di storia attraverso le braccia e le mani!

(… continua …)

a cura di Lorenzo Maiani

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