La musica ed il patrimonio della lingua italiana.

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L’uso in musica della lingua più bella del mondo.

La musica ed il patrimonio della lingua italiana

L’Italia è un paese molto apprezzato nel mondo. Per le sue bellezze artistiche e naturali, per la sua grande varietà di offerta che ancora oggi stupisce i suoi stessi abitanti. “Pizza, spaghetti, caffè e mandolino” sono parole comunemente identificative che ci etichettano ormai da un secolo in ogni angolo della terra attraverso i nostri emigranti; ma se le leggiamo un po’ sopra le righe della solita maschera a cui, in modo scherzoso, il mondo vuole fare riferimento, c’è da esserne davvero orgogliosi, se non altro per la tranquillità dello stile di vita che rappresentano e che ci caratterizza. La lingua italiana si è divulgata fuori dagli odierni confini nazionali specialmente nel secolo XVI/XVII e tale diffusione è avvenuta per esclusivo merito del suo spessore culturale. I padri della lingua italiana sono nati universalmente riconosciuti nelle figure di Dante, Petrarca e Boccaccio. I luoghi che hanno dato loro i Natali si possono abbracciare in una manciata di pochi chilometri: Firenze, Arezzo e Certaldo.

L’italiano ha il grande onore di essere la lingua del Melodramma e la Toscana ha contribuito all’espansione degli italianismi con il suo “Fiorino”, un nome che indica, oltre alla moneta, una vera e propria divisa nazionale (non si può non citare la scena di “Non ci resta che piangere” in cui un’assurda guardia di frontiera richiede automaticamente ad ogni passaggio dei malcapitati Benigni e Troisi, UN FIORINO). Arrivando alle parole, prendiamo qualche esempio: in poesia, il termine Sonetto è stata adottata non solo dal francese, dallo spagnolo e dall’inglese e tedesco ma anche dal russo, malese, coreano, indonesiano e malese. In architettura, il termine loggia è usato nella lingua estone, lituano, lettone, georgiana e neoebraica. In musica, si può tranquillamente affermare che la lingua italiana faccia un tutt’uno con la diffusione della musica occidentale su tutto il globo. Si parte dai nomi degli strumenti musicali, quali pianoforte, viola, ocarina per arrivare alle indicazioni agogiche di tempo come Allegro, Andante, Adagio, Presto e dinamiche come pianissimo, forte, fortissimo: termini così usati anche nella più remota scuola di musica dell’angolo più remoto della Cina! Sentir parlare un musicista orientale è strano, forse buffo quando da un’incomprensibile mitraglia di parole cortissime a raffica ogni tanto salta fuori un lento, storpiato e timido Allegretto!

Nell’uso comune della lingua, siamo stati abituati alla “parola tormentone” (per riprendere anche un argomento trattato poche settimane fa). I giornali e la televisione si fissano su un leit motiv ricorrente e per certi periodi sembra che esista nella cronaca una sola parola, che diventa subito terribilmente tediosa ma che, nell’epoca del minimalismo digitale, riesce bene a riassumere in se tutta una complessa situazione (spesso politica) sempre più spesso caratterizzata da scandalo e vergogna. Prendiamo qualche altro esempio: porcellum, mattarellum, ad interim, interdizione. Sono termini che si sentono prettamente nel linguaggio politico, ma che, con una certa dose di ironia, potremo facilmente far trasmigrare in quello musicale. Divertiamoci un po’, quindi; è abbastanza semplice. Ad interim è un’espressione utilizzata per indicare che una determinata funzione è assunta provvisoriamente da una persona, nell’attesa della nomina di un titolare specifico che viene indicato adatto allo svolgimento di quella funzione o scopo. Ci sono artisti che ogni due o tre anni fanno un disco. Ma succede che di quel disco pochissimi si accorgono; spesso non se ne accorgono nemmeno gli artisti che lo producono. Ed infatti quello stesso disco non vende (perchè vendere 20,000 copie non è certo fare un record di vendita) e l’artista in questione non fa concerti (o se li fa non riempie di certo San Siro). Le radio non programmano i loro singoli, se non per un certo piccolissimo inevitabile periodo. Potremmo chiamarli artisti fantasma, trasparenti. Ma questi artisti sono sempre là, come certi politici che non vogliono schiodarsi dalla poltrona. In un eterno interim di situazioni (videocclip costosi fatti su canzoni orrende, ospitate e poltrone televisive, ma da che pulpito vien la predica!) tutte fortemente provvisorie ma rese apparentemente forti dal contesto scintillante dello spettacolo del nulla. Da chi sono appoggiati, spinti, pubblicizzati? Da parenti nascosti in seconda fila? Da padri importanti? Da mariti rubati ad altre ex mogli? La musica è una materia troppo sincera. Se non hai studiato, non puoi dire di averlo fatto; se sei il mix di quattro o cinque cantanti frullati all’impazzata, puoi esser di moda per il tempo dei tuoi vestiti, perché la prova del nove è dietro l’angolo. In musica non puoi sperare di avere il cinquanta per cento di probabilità di azzeccare la risposta giusta, perché cantare non è come indovinare un test a risposte multiple. Ma la musica è una materia ed un’arte anche troppo democratica, e non è previsto per nessuno l’interdizione a vita dal mondo delle sette note. Questa, consentitecelo, in certi particolarissimi casi, andrebbe in modo dolcemente rivoluzionario applicata! La legge non deve forse essere uguale per tutti?

Se affinate l’udito, potete sentire qualcosa che gratta alla porta. Come un gatto che vuole il suo posto sul divano in un freddo inverno. Decine, decine e decine di potenziali realtà con tutti i numeri per fare i numeri, premono al di là dell’imbuto. E c’è da sperare con TUTTO il cuore che prima o poi scoppierà.

a cura di Lorenzo Maiani

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