La musica invisibile: la parte nascosta dell’iceberg – parte 4

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Breve viaggio nella musica invisibile.

La musica invisibile: la parte nascosta dell'iceberg – parte 4

I viali della nostra città nelle ultime settimane ci hanno sorpreso. Ancora con gli occhi assonnati alle sette del mattino, guidando la macchina verso il luogo di lavoro, più di un automobilista si sarà chiesto “sogno o son desto?” In effetti, ne ha avuto tutto il motivo: agli alberi, da un giorno ad un altro, sono spuntate le mani! Le favole che leggevamo da bambini hanno impresso nella nostra memoria l’idea di un bosco cattivo, in cui foglie e rami si trasformavamo in chiome e braccia. Il vento, mutava da elemento naturale in una voce rauca. Walt Disney ha fatto del bosco uno dei luoghi piu’ temibili della terra. È facile far leva sulle paure di un bambino. Invece non c’è niente di piu’ affascinante di un bosco inmerso nella notte; quello che dovrebbbe farci paura non sono i lupi che lo abitano, o gli zombie ed i mostri che vi immaginiamo dentro, ma i nostri simili vivi che vi cercano chissa’ quali discutibili passatempi.

L’iniziativa che ha regalato braccia agli alberi ed a noi stupore e sorrisi è stata realizzata per la giornata degli abbracci. E’ importante dedicare una giornata (ed in questo specifico caso ne servirebbero anche di piu’) all’abbraccio e soprattutto è importante abbracciare un albero per sentire quanto è vivo. Il ritornello infantile “per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l’albero” ci pareva tanto tempo fa non troppo originale. Ma la banalità la si apprezza quando questa coincide con il lato vero della vita. Se far crescere i pomodori sul balcone di casa o raccattare un legnetto sulla spiaggia per metterlo sulla libreria, significa esser banali, molte persone saranno felici di esserlo. L’iceberg viaggia trascinato dalla fredda corrente, la punta emersa rivela solo una parte dell’insieme. Dall’iceberg all’albero il passo è breve. Nello stesso modo, per dimensioni e proporzioni, l’apparato radicale di un essere vegetale è grande quanto almeno la sua chioma. Immaginate di vedere in sezione il livello della strada su cui camminate; ribaltate specularmente gli alberi sulla linea dell’orizzonte (come accade nei libri pop-­‐up in cui le figure di carta, all’apertura della pagina, diventano tridimensionali): avrete l’idea, piu’ o meno, della grandezza della loro parte “immersa” nella terra. Le radici sono il vero e proprio tessuto sensibile della pianta, che si estende nel terreno aggrappandosi ai nervi del sottosuolo. Visceralmente, non c’è essere piu’ connesso a madre terra di un albero. Nel parlare comune si dice appunto “ho messo radici” per esemplificare una situazione stabile, avviata verso la vita e le relazioni sociali costruttive. Le radici, proprio loro: l’insieme delle diramazioni sotterranee fa si che diversi e tanti alberi, toccandosi, sovrapponendosi e fondendosi nel livello radicale diventino un unico, immenso essere respirante e pulsante. Sradicare una pianta e’ un concetto gia’ violento a parole. E’ come sradicare dalla nostra i mente i ricordi piu’ intensi; gli odori che magicamente sentiamo all’angolo di una strada e che ci riportano a venti anni prima in una casa che oggi non esiste piu’.

Per questo voler distruggere un intero parco di piante secolari, episodio che ha scatenato il popolo in Turchia, è un crimine contro le persone ed il pianeta. E’ un crimine contro le idee, contro la potenzialità del divenire di un essere. Vuol dire spezzare le energie che, come un fluido invisibile, scorrono sotto i nostri piedi. Per ricostruire la positiva connettività lentamente dissipata nel terreno grazie ed attraverso le radici degli alberi occorrerebbero, da oggi, centinaia di anni. La trama intrecciata di dita vegetali che dal basso ci connettono a quello che abbiamo intorno nella parte emersa del mondo, ed anche a noi stessi, non è un proceso che si forma in cinque miserabili minuti. Ci sentiamo connessi a questo mondo, dentro un centro commerciale con temperatura polare il 15 d’agosto. Ci sentiamo connessi al mondo ed alla musica isolandoci nelle cuffiette dimenticando che un suono, quando attraversa l’aria, deve arrivare ai nostri orecchi carico di tutto quello che c’e’ tra noi e la fonte della sua origine.

Iceberg, abbracci, alberi. Parti emerse, parti nascoste. Terra, acqua. Pensare che la musica sia immune da certi argomenti e che non abbia relazione con tutto questo è non volere niente da lei.

( … continua … )

a cura di Lorenzo Maiani

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