La musica invisibile: la parte nascosta dell’iceberg – parte 2

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Breve viaggio nella musica invisibile.

La musica invisibile: la parte nascosta dell'iceberg – parte 2

La musica, come abbiamo visto, vive su più strati. Uno superficiale, visibile, perennemente alla luce del sole. Un altro, ben più voluminoso e composto da innumerevoli sfumature, viaggia nell’ombra e nell’abisso trascinando il suo ricco e variegato mondo sommerso; proprio come l’iceberg. La natura insegna, raramente sbaglia.

Questi due strati sono necessari e complementari l’uno all’altro. Negli esseri viventi (vegetali o animali che siano) il primo strato è quello che subisce il più veloce ricambio, rinnovandosi della sua stessa materia che non supera la durata di una stagione. Quello più interno, pur rinnovandosi anch’esso, costituisce la struttura dell’essere. L’albero cambia la sua chioma; il tronco invece ingrossa, si arricchisce di anelli al suo interno, svelando la sua età. Il rettile a sangue freddo cambia la pelle, la nitida bellezza gli rimane addosso, una scorza accartocciata resta invece come segno del suo passaggio.

Il panorama musicale odierno, proprio per quello che ci mostra, vive su questa metafora: il volto nuovo che subentra ad un altro e che ne sostituisce un altro ancora, è un ricambio veloce, animalesco e superficiale che sostanzialmente ripete lo stesso percorso nelle identiche modalità dei precedenti. Il fenomeno riesce ad appassionare un certo tipo di pubblico, ma per quanto ancora? Perché il pubblico stesso è un animale strano, che si stanca, che ha sempre fame e dimentica velocemente i miti fragili di cui si nutre.

L’evoluzione ci insegna anche che le modificazioni sono necessarie per la sopravvivenza, proprio perché viviamo in un contesto dinamico. Sinceramente, sarebbe l’ora di un cambiamento di metodo e di ricerca di quello che ascoltiamo? Sarebbe fenomenale vedere l’iceberg che si ribalta, riuscendo a galleggiare mantenendo la sua colossale parte inferiore in superficie. Sicuramente liberebbe nuovi cristalli di luce, nuove forme delineerebbero l’orizzonte. Si! Sarebbe davvero un fenomeno che parlerebbe di cambiamento.

I molteplici motivi che spingono una persona a cimentarsi in un particolare campo artistico sono da ricercarsi nei bisogni di ognuno di noi. La democrazia intellettuale, per fortuna, fa si che ognuno possa proporsi un compito, elaborarlo, realizzarlo e cercare di divulgarlo, facendolo arrivare agli altri nel modo più vicino e fedele di come è nato nella testa di chi l’ha prodotto. Spesso, la distanza tra l’immaginazione di un idea nella testa e di come poi risulta impressa nella confezione finale, è notevole. Tutelarla nella fantasia, cullandola dall’intimità di quattro mura, non basta. Il difficile è partorirla, farla venire alla luce con un corpo proprio. Abbiamo già sottolineato la scorsa settimana, come molti artisti vivono la musica di qualcun altro. La motivazione risiede anche nelle seguenti parole: “Incidere una canzone è come catturare un passero: devi farlo senza rischiare di ucciderlo.

A volte per la fretta di trasferire una canzone su disco ti resta in mano con un pugno di piume, e il passero, cioè la canzone, è volato via”. Parole di Tom Waits che richiamano la delicatezza di un essere volatile, incarnando il grande sogno umano: VOLARE. Oltre ad esser dai tempi dei tempi un sogno destinato a restare irrealizzato, è anche una grande canzone, senza dubbio una di quelle italiane più famose nel mondo. La melodia di Volare fa davvero pensare che anche lo scrivere canzoni passi sotto lo stesso processo: un’idea vincente spesso è semplice, così semplice che l’elaborazione che le da forma è qualcosa di assolutamente difficile da delimitare nell’arco di poche note.

Ci vuole mestiere e talento insieme. Più qualche altro ingrediente magico che non tutti hanno la fortuna di conoscere. Tali sante parole possono riferirsi ad altri atti creativi: il cortometraggio, il videoclip, il mediometraggio indipendente, la fotografia, etc! Ecco, proprio sulla fotografia, per quanto oggi si producano fotografie qualitativamente di livello alto rispetto ai tempi della sola produzione analogica, tale produzione non convince nel rapporto tra il numero di scatti e la bellezza comunicativa degli stessi.

Tante, tantissime foto non sono altro che piume di un passero che se ne è volato via. Così come centinaia di film; e migliaia di canzoni, la cui stesura non serve a niente ed a nessuno, in primis proprio a quelli che le hanno scritte, poi a coloro che le cantano: e questa si che è una bella punta di iceberg! Il superfluo è inutile, il mondo è già troppo affollato. Più sano (e sicuramente allunga la vita in quanto riduce lo stress) ammettere i propri limiti in certe operazioni, quando queste non decollano non nel mercato, ma nella forma di qualcosa che, come si dice in gergo, non gira!

Ma lo sappiamo, la vita di un artista è davvero mutevole, difficile, appunto a strati. Sempre dalle parole di Tom Waits è “Diversa ogni giorno. È come stare sulla torre di controllo di un aeroporto: momenti di noia mortale, momenti di terrore assoluto. A volte la barca è piena di pesci, a volte sei in cerca della tua fede nuziale in fondo all’oceano, a volte il vento soffia così forte che quasi ti strappa la pelle dal viso, a volte sorseggi un limonata sul bordo della piscina. Qualche volte si fa festa, altre volte c’è carestia: in mezzo il nulla. A volte, come diciamo noi americani per dire che diluvia, piovono cani e gatti, altre volte anche tori, mucche e topi. E qualche volta la mia vita galleggia su un petalo di giglio”.

Quindi voi, a quale strato dell’iceberg (e non solo) vi sentite appartenere?

( … continua … )

a cura di Lorenzo Maiani

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