La musica invisibile: la parte nascosta dell’iceberg – parte 5

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Breve viaggio nella musica invisibile.

La musica invisibile: la parte nascosta dell'iceberg – parte 5

Visibile, invisibile. La luce del sole che vediamo non è quella del momento presente. È esattamente quella di otto minuti fa, la stessa dell’attimo in cui è partita dalla nostra vicinissima (in termini astrali) madre stella. Cosi migliaia di migliaia di altre stelle, anche infinitamente più grandi del sole, che osserviamo nel cielo notturno estivo, non rappresentano il cielo del presente ma disegnano la mappa di un cielo che appartiene al passato. Se una stella dista da noi un anno luce, stasera noi vedremo la sua luce di un anno fa; nel caso che quella stessa stella muoia stanotte, noi per un anno continueremo a vederla, ossia finché la sua luce viaggerà verso di noi fino all’estremo bagliore emesso, dandoci l’illusione che sia ancora viva. Invisibile e visibile diventano quindi concetti relativi non solo dal punto di vista, ma anche da quello di tempo. Il visibile diventa invisibile, e viceversa se le relazioni appunto tra spazio e tempo si intersecano indissolubilmente. In termini musicali, è facile che un cantante con una grande, improvvisa visibilità diventi una meteora, senza nemmeno una scia di fuoco. Del suo passaggio non resta nulla, nemmeno l’odore di una carriera bruciata. È ormai cosi normale, come prassi, che diventa anche faticoso e noioso stare al passo con le novità. Più profondamente, l’invisibile non lo si può esprimere con i linguaggi convenzionali. In certe situazioni, gli sguardi dicono molto di più delle parole, come abbiamo potuto constatare attraverso gli occhi dei musicisti dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Greca, durante il loro ultimo concerto di alcune settimane fa.

Pochi giorni fa è mancata una donna di nome Margherita. Per una vita intera durata ben novantuno anni ha osservato gli astri, fino all’ultimo giorno con un cervello lucido, ben più giovane della sua età biologica. La margherita è anche un fiore: abbiamo notizia della sua esistenza già 4000 anni fa, quando nell’antico Egitto venivano raffigurate nelle decorazioni dei vasi. Una popolare tradizione vuole che sia il fiore del gioco d’amore più famoso del mondo. Spogliandola dei suoi petali, l’ultimo che ti rimarrà in mano ti rivelerà il fatidico verdetto finale: non ti ama? Finché ci saranno margherite, ci saranno petali da strappare e quindi anche amori da inseguire. Margherita Hack era nata a Firenze nel 1922, di cose con amore dalla nostra città ne ha fatte tante. Genuina, spontanea e schietta come il buon vino del contadino, non ha mai avuto timore di esternare le proprie idee anche politiche davanti a chiunque. Il suo nome, nel linguaggio dei fiori e forse non è un caso, assume diversi significati tutti volti alla positività e connessi al concetto di verità. La verità è sempre la cosa più semplice e paga a lungo termine. La menzogna invece risolve nell’immediato, ma non porta certo lontano. Mentre la sua sedia a dondolo dolcemente si muove, ascoltarla nel video che segue è come sentire una musica che si scrive perfettamente da sola, sotto la luce del buonsenso:

Una persona muore, il suo corpo diventerà invisibile. Margherita non credeva ad un paradiso in formato condominiale, ed una vita eterna con amici, nemici, cani e gatti (lei ne aveva ben otto) di tutta la vita terrena che si incontrano nuovamente su qualche nuvola. In effetti, sarebbe una bella croce condividere l’eternità con chi ti stava sulle scatole quaggiù! Sosteneva la tesi che è troppo comodo spiegare, o giustificare, tutto con Dio. Per rispettare il suo credo, che è anche quello di molti altri, non la immagineremo in cielo e nemmeno su una stella tutta sua. La cosa più giusta è ascoltare la forte persistenza della sua esistenza attraverso quello che ci lascia: la sua poesia di persona libera, i suoi pensieri da cui ancora abbiamo molto da imparare. Grazie, signora delle stelle. E degli animali. Chiudiamo il nostro breve viaggio con alcune sue parole che ci sta a cuore ricordare: “Gli animali sono creature di questa terra, sono nostri fratelli e quindi non si devono considerare oggetti a nostra disposizione. Sono essere viventi che hanno capacità di amare e di soffrire e quindi dobbiamo trattarli proprio come fratelli, come fratelli minori. Noi abbiamo un cervello più potente, però non vuol dire che, per questo, dobbiamo abusare di loro”. Hai ragione, Margherita: l’uomo fa ridere quando crede di essere l’unico essere del pianeta capace di soffrire, di provare paura o emozioni.

Visibile, invisibile. Andy Warhol lo disse nel 1968: “in futuro tutti avremo i nostri 15 minuti di celebrità.” Chi si ostina per apparire in realtà è invisibile come tante stelle che non si vedono a occhio nudo. La musica ed ogni forma di espressione artistica attraversa la materia di cui sono fatti i sogni. E noi, parola di Margherita, siamo fatti della stessa materia degli astri …

a cura di Lorenzo Maiani

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