La musica occidentale: senso ancestrale o cultura indotta?

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Pillole sullo sviluppo della cultura occidentale.

La musica occidentale: senso ancestrale o cultura indotta?

C’è qualcuno tra noi che ha segretamente espresso, anche solo a se stesso, il desiderio di scrivere un libro? Potrebbe esserci. Cosa spinge un’anima pensante ad iniziare e poi perseguire nei mesi un progetto complesso come quello di scrivere un romanzo, inventare una storia che appassioni ed attanagli i cuori, ed anche a sperare di poter lasciare, dopo il proprio passaggio, un buon libro che sia degno di questo nome? Per coloro che sono o saranno immersi nel tentativo, a dire di tanti, folle, cosa dobbiamo auspicare che ne possano trarre migliaia di altre persone alla lettura? Se esiste una particolare inclinazione in ognuno di noi di poter raccontare e rapire la fantasia di colui che si troverà dall’altra parte della pagina, è quella che gli esseri umani sono meravigliosi, e che, sapendoli leggere, sono a loro volta dei libri aperti. Si dice, quando s’impara a praticare un arte, che la sola tecnica non basta, cosi come non basta il solo talento. Che bisogna conoscere e, nel caso dello scrivere, d’aver letto. Tanto. Così come tanta è la fortuna che serve per trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Nella musica occidentale, studiando composizione, il primo passo è imitare quello che esiste, apprendere quello che è stato fatto, per poi con gli anni far emergere il proprio linguaggio. C’è anche chi non lo troverà mai e la fortuna non servirà a niente.

Nella terza ed ultima parte dell’incontro, e dell’amore tra la musica e la forchetta (argomento che abbraccia una serie di avvenimenti storico/artistici che riguardano da vicino il nostro territorio, trattato nelle ultime settimane) abbiamo visto la conquista del temperamento equabile (così definito perché poneva al centro delle questioni sull’accordatura un compromesso del frazionamento dell’ottava non basato su rapporti matematici perfetti, ma su una divisione “aggiustata”, regolare ed identica per tutti e dodici i semitoni che vi sono compresi, e che scardinava la perfezione matematica che governa il mondo naturale). Come iniziamo a praticare la musica, le sette note della nostra scala maggiore sono come il primo latte che ci farà crescere nei primi mesi di vita: non ci passa certo per la testa di metterlo in discussione, essendo quella la nostra unica fonte di nutrimento e la prima che assaporiamo e conosciamo. Il temperamento è un fenomeno prettamente occidentale che esprime anche il desiderio di suonare strumenti ad intonazione fissa, come le tastiere (ed abbiamo visto che i primi prototipi di pianoforti vennero costruiti alla Corte Medicea Fiorentina, per poi divulgarsi in Austria). Per tante altre zone del mondo, quello del temperamento è un fenomeno che non è importante considerare, per il semplicissimo motivo che certa musica, tanta bellissima musica non lo richiede e non ne ha nessun bisogno! Sinuose melodie suonate da flauti arabi e persiani; ipnotici vocalizzi che risuonano dal centro dei villaggi indiani. E quanti altri ancora potremmo citarne. Nei secoli, quindi, è stata davvero una conquista positiva a svantaggio di tutte le altre possibili? Oppure abbiamo perso qualcosa che non sappiamo neppure più definire. E cioè il nostro lato naturale, non accademico o impostato dentro un compromesso sociale; il nostro canto libero e primordiale, tanto imperfetto quanto sincero ed ancestrale. È probabile, anche se è difficile immaginare la nostra società civilizzata che suona in un diverso modo.

Bobby Mc Ferrin è un cantante americano, stimatissimo nell’ambito della musica jazz. È anche un direttore d’orchestra ed uno spassionato amante della cultura musicale. A tal riguardo è interessante ed anche molto divertente una sua perfomance del 2009, durante un incontro con il pubblico denominato “Notes & Neurons: In Search of the Common Chorus” (ovvero di come le note musicali ed i neuroni viaggiano di pari passo).

Non tutte le persone coinvolte saranno stati musicisti, anzi. Sicuramente i musicisti saranno stati presenti in una piccola quantità. Ma bastano pochi attimi perché tutto il pubblico, raccolto in un’unica gradevolissima voce, riesca ad intonare le note suggerite dai salti sul palco da Bob, che porta le note (e quindi le persone) a risolvere in modo completamente spontaneo. Verrebbe da pensare che le tendenze risolutive dei suoni, le tensioni che ci portano al senso di movimento o di riposo musicale da cui scaturiscono le emozioni sono qualcosa che alberga in noi fin da quando siamo dei piccoli, teneri feti nella pancia della mamma. Ma viene anche da chiedersi, dopo tanti secoli in cui abbiamo inciso il nostro DNA musicale attraverso la crescita intellettuale, se non sia il mondo esterno (che abbiamo costruito a misura dei nostri bisogni/necessità e che assorbiamo come spugne fin dal primo vagito) a formare e, soprattutto, a guidare il senso cognitivo con cui si raggiunge la consapevolezza.

Ognuno scriva la propria storia, ognuno creda al proprio Dio, alla propria arte, alle proprie capacità. Quando vi sedete davanti alla pagina vergine, che sia bianca, di tela o pentagrammata, la risposta, quando l’avrete, a dove risieda la vostra intima luce è quella che farà la differenza tra lo scrivere un libro con la data di scadenza ed un capolavoro, od un quadro, che attraversa i secoli e le generazioni.

Buona fortuna!

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