La scelta di studiare e vivere con uno strumento musicale.

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La gratificante scelta di un compagno per la vita.

La scelta di studiare e vivere con uno strumento musicale.

“Ogni scarrafone è bello a mamma soia”: puoi essere la persona più fetente del mondo, ma per tua madre sarai sempre la più giusta, onesta e adorabile che sia mai esistita. É un cliché che si spalma su una miriade di altre situazioni, anche sulle scelte più banali che facciamo. Una scelta per noi giusta ha un enorme ritorno psicologico sulla gratificazione inconscia che si può avere di se stessi; una scelta ponderata rispetto a quelle che escludiamo, ci sembra sempre in maniera soddisfatta la più azzeccata. Compri la macchina nuova, e perdi nottate per deciderne il colore. Quando arrivi a conclusione di quello che fa per te, sei un uomo realizzato! Parlando di scelte serie, chi ha un cane ha vissuto quell’attimo lunghissimo di indecisione durante il quale devi sceglierlo tra tantissimi altri. Quando hai davanti sei o sette palline di pelo morbido con gli occhi dolci è davvero arduo scartarli tutti a vantaggio di uno. Quell’uno sarà il tuo compagno quotidiano per almeno una dozzina d’anni e, per il resto della vita, la sua presenza rimarrà radicata nella tua anima. Per fortuna, il tuo amico a quattro zampe è più lungimirante di te: leccandoti la mano o guardandoti in un modo che sarà unico nell’attimo in cui lo scambio di sguardi avviene, sarà lui a scegliere te. Così è successo a me, come forse a molti di voi e – per dirla alla maniera di una serie TV del momento – “non mi pento di confermare” che il caso ha avuto successo sulla ragione.

La voglia o necessità di studiare uno strumento, come abbiamo già affrontato per quello che può rappresentare la musica per ognuno di noi, nasce da bisogni e scelte diverse. C’è chi impara la chitarra e tre accordi per il tempo di un inverno, chi vede un film e s’innamora del suono del pianoforte; chi viene trascinato ad un concerto e rimane ipnotizzato e drogato dall’adrenalina del palco per il resto dei suoi giorni, perseguendo la carriera del turnista. Il denominatore comune di tanta variegate cause per cui la musica entra nella tua vita si riassume nell’intima necessità di arricchire il bagaglio delle emozioni. E suonare (BENE) uno strumento ne da tante. A chi suona ed a chi ascolta. Scegliere il proprio strumento dipende dall’approccio che si ha con i segnali della vita. Se il senso che ti permea è quello emotivo, percorrerai una strada. Se invece sei un incallito nevrotico, di quelli che dalla scuola alle riunioni aziendali muovono perennemente a velocità supersonica la gamba sotto il tavolo, ne percorrerai un’altra. Se poi sia questo a condizionare la scelta del tuo strumento ed il modo di suonarlo, sta a voi chiederselo. In ogni caso il vostro scarrafone vi sembrerà quello più adatto a voi, sempre. A parte per coloro che transitano da uno strumento ad un altro non sapendone suonare realmente uno bene. Quando lo strumento ti sceglie, invece, non hai scampo. Non puoi fuggire da lui, abbandonarlo in una calda estate sulla strada della casa per il mare. Perché lui rappresenta il vostro essere, più che il vostro avere; è il vostro secondo corpo. Lui il mostro da educare, voi il suo domatore; lui il motore da contenere e dosare, voi il suo pilota. Così, sono sicuro, è successo a molti di noi: la pancia ha avuto ragione  sul cervello.

Le officine dove si formano i musicisti di domani sono i conservatori; lo scopo con cui nacquero nel XIV secolo era quello di educare ad un mestiere (non solo quello della musica) orfani e trovatelli “conservati” presso ospizi di pubblica utilità (un’antica missione oggi totalmente scomparsa insieme ad una delle più belle e nobili attività dell’uomo: lo scambio. Ricevere un caffè perché hai aiutato un anziano signore in mezzo al traffico impazzito; ricevere un pezzo di formaggio perché hai aiutato un contadino a far partorire la sua capra. Ormai sono scene che succedono quasi solo negli spot pubblicitari)! Nei nostri cinquantaquattro conservatori italiani ci sono quasi quarantamila iscritti: ogni anno sfornano circa quattromilacinquecento diplomati.  In questo ragionamento non sono considerate tutte le scuole private o parificate ed abilitate a lasciare attestati e diplomi con valore giuridico. Il numero aumenta in modo esponenziale. Viene da chiedersi se esista il pubblico e lo spazio per tutto questa abbondanza di talento. Forse si, o forse stiamo creando un esercito di disoccupati. Forse la verità è che il mondo del lavoro assorbe meno professionalità, perché il concetto di lavoro, in ogni campo, è diventato principale a quello di vivere, mentre dovrebbe essere subordinato a questo. Il messaggio che è stato fatto passare negli ultimi anni è che non esiste prospettiva, ma dobbiamo prendere spunto e coraggio dal bellissimo recente intervento televisivo di Roberto Saviano a LA7, che ci ha ricordato che la violenza e tutto ciò che si vuole far credere alle persone, si può sconfiggere con il consenso popolare verso l’esistenza di un’alternativa e la sua realizzazione. Le crisi, le disillusioni, i poteri forti vivono e si cibano della stanchezza delle persone, dell’indurimento dei loro sogni, del livello di soglia sempre più alto, assuefatto e pigro agli stimoli negativi.

Insomma, scegliete il vostro strumento. O fatevi scegliere da lui. Si dice che ogni cane assomigli al proprio padrone. Chi ha un cane, sa che è così, e sa bene che i suoi occhi sono due specchi in cui ci vuole il coraggio di guardarsi. Il cane è un animale senza maschere, senza finzione. Come scrisse Lord Byron, è la bellezza senza vanità. Fate che anche il vostro strumento sia cosi, e tutto quello che ne esce.

A cura di Lorenzo Maiani

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