L’importanza del rispetto per la musica nella nostra vita.

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La musica come ingrediente sociale primario.

L'importanza del rispetto per la musica nella nostra vita.

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Bellissimo, il primo articolo della Dichiarazione dei diritti umani. È un documento sui diritti individuali che fu firmato a Parigi il 10 Dicembre 1948, la cui stesura venne promossa dalle Nazioni Unite; uno dei tanti tentativi dell’umanità per tutelare uno dei beni più preziosi: la libertà. Come, del resto, gli articoli della nostra Costituzione, benché alcuni ne dicano male (spesso solo quelli che avrebbero l’interesse a modificarla per i propri, personali scopi). Invece – ricordando Cicerone – sappiamo che si è liberi, quando si è servi delle leggi. E che saremmo migliori se ci circondassimo di intenzioni migliori. Il filosofo e drammaturgo tedesco Gotthold Lessing scriveva che l’attesa del piacere è essa stessa piacere; allo stesso modo è essere migliori, almeno il cercare di perseguire il miglioramento. Prima di pensare a cosa faremo per tutta l’eternità, sarebbe corretto cercare di vivere un sentiero giusto sulla terra da vivi, gli uni verso gli altri appunto, senza atteggiamenti di sopraffazione, senza ambire al dominio con poteri ingiusti. Invece, ancora una volta, dobbiamo temere e sorbirci le follie dell’ultimo delirante di turno con i capelli a zazzera che qualche giorno fa ha minacciato di bombardare il pianeta intero.

La libertà, come la manifestazione delle proprie idee, è un bene primario. E l’idea di appartenere ad una comunità può renderci più responsabili ed anche farci sentire cittadini del mondo, oltrepassando il confine del nostro piccolo orticello. Cittadinanza è un termine pieno di significati, riassume in una parola la facoltà di esercitare dei diritti e l’obbligo di rispondere ai doveri. Essere un cittadino significa vedere riconosciuta la propria cultura da altri cittadini, poter esercitare i propri compiti (oltre che civili e sociali, anche culturali) e soprattutto partecipare in modo attivo alla trasformazione della società, nel rispetto delle idee di tutti, superando la paura dietro l’angolo che genera il diverso. Costruire una cittadinanza collettiva è quindi un lavoro di grande importanza, che spesso ignoriamo di poter e dover fare. Il nostro ruolo di singoli, invece, è la base strutturale dell’insieme del tessuto sociale. E’ naturale quindi chiedersi, non solo per chi lavora nel campo della musica, se possa esistere un obbligo ed un diritto di tutela per la musica stessa, troppo spesso bistrattata ed offesa. Perché quando un qualcosa è un bene comune, unico, di cui tutti possiamo fare uso, diventa a larghe intese un bene dell’umanità,; come, per esempio, le nostre splendide Dolomiti. C’è differenza tra la grande Muraglia Cinese e le stupefacenti pagine dell’Inno alla Gioia, composizione simbolo dell’Europa Unita? Quindi, servirebbe una carta anche per tutelare, ed insegnare a rispettare i beni che provengono dall’intelletto e dalla creatività.

La musica è uno di questi e nella vita di ognuno può occupare un posto diverso: può essere un lavoro con cui campare, una realizzata professione o semplicemente una passione importante, od un piccolo hobby, limitandosi alla dimensione del tempo libero. In ogni modo, per chiunque, l’esperienza con la musica e della musica costituisce un solco, più o meno definito, più o meno marcato; proprio come quelle che abbiamo nel palmo della nostra mano, è una linea che è possibile seguire a ritroso nella ricostruzione della propria vita scoprendo quanto la musica sia capace, anche se in forme diverse, di dare significatività all’esistenza. Non ultimo, il tipo di rapporto con la musica, i diversi e sfaccettati atteggiamenti, i gusti musicali che si succedono nella fasi della vita segnano ed insegnano trasformazioni anche nel modo di percepire la realtà. Anno dopo anno, stagione dopo stagione. Ma, con gli occhi chiusi, lo dimentichiamo.

Così su uno dei tanti vari ed ormai patetici paesi got’s talent, una signora in frac abbraccia con le gambe nude ed il tacco dodici una sedia; da le spalle al pubblico, mostra un tanga con il papillon muovendo le grosse natiche al tempo della Quinta Sinfonia di Beethoven. Un altro, al tempo di una bellissima e famosa canzone pop, tiene il ritmo schiaffeggiando sulla testa l’amico in canottiera, grasso e pelato che funge da tamburo. Contemporaneamente le multinazionali musicali pensano solo a costruire prodotti musicali artificiali per i protagonisti dei prossimi cinque minuti. Ma come fanno a smuovere emozioni, queste roba qua, che hanno solo il sapore della plastica bruciata?!?

Quello che vendeva una palafitta marcia su un fiume in secca, diceva che ogni oggetto ha il suo compratore. È vero. Ma poi non ti lamentare se l’estate devi convivere con alligatori carnivori che mangerebbero anche la verdura e zanzare grosse come elicotteri!

A cura di Lorenzo Maiani

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