L’ispirazione musicale: la favola del colpo di genio

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L’ispirazione è figlia della conoscenza o del caso?

L’ispirazione musicale: la favola del colpo di genioCarissimi lettori e frequentatori di PLINDO, l’anno sta volgendo al termine. Sicuramente – se state leggendo – il mondo non è finito, per fortuna. Si, perché stare su questo pianeta, tutto sommato, è un bel divertimento. Le parole del poeta francese Jaques Prévert, apparentemente in contrasto con il periodo in arrivo, sono invece un inno d’amore alla vita da raccogliere a piene mani: Padre nostro che sei nei cieli/Restaci/E noi resteremo sulla terra/Che qualche volta è così attraente/Con i suoi misteri di New York/E i suoi misteri di Parigi. È maledettamente così. Bene! Questo è il momento allora in cui possiamo fare un bilancio del tempo appena passato e rimboccarsi le maniche di buoni propositi per il successivo da vivere. Per noi musicisti può essere terribile, lo so; è come stare davanti al foglio bianco, in attesa di  ispirazione (si, proprio lei) con lo sguardo perso nel vuoto.

L’ispirazione può arrivare. Se non arriva, il dovere di ogni artista è comunque cercare di produrre; il compito di ogni musicista, per non passare da cogitabondo (chi è assorbito solo dai pensieri) è operare. E le opere d’arte vengono fatte per essere viste ed ascoltate, per lo stesso motivo per cui milioni di persone scrivono un blog, cioè per essere lette. Chiamo in causa il mio amico Igor Stravinsky, e la sua Poetica della Musica (testo di un ciclo di conferenze che il musicista russo tenne per gli studenti dell’Università di Harvard nell’anno accademico 1939/40, sessantacinque anni prima del famoso discorso di Steve Jobs a Stanford): “Ogni creazione tende a diffondersi. Compiuta la sua opera il creatore prova necessariamente il bisogno di far partecipare altri alla sua gioia. Egli cerca naturalmente di entrare in contatto col suo prossimo, che diventa in tal caso il suo ascoltatore. L’ascoltatore reagisce, e diventa il suo compagno nel gioco iniziato dal creatore. Questo è tutto”. Disarmante nella sua semplicità concettuale, ma vero. La lettura di questo libro richiede l’arco di due giorni; vi consiglio caldamente di intraprenderla, indipendentemente dal tipo di musica che fate od ascoltate.

Il punto cruciale di ogni nascita di un’opera creativa, sono i vincoli che si determinano nel mentre si fatica per farla venire alla luce. La questione non è affrontabile in queste righe e merita lo spazio di un altro intero capitolo; ci torneremo sopra. Limitiamoci a chiederci cosa c’è  prima, alla base di questo atto creativo. Ancora le parole di Igor: “La maggior parte dei melomani (letteralmente persone cha amano furiosamente e principalmente l’opera lirica, ma contestualizzando ad oggi potremmo scrivere anche buonissima altra parte di pubblico) crede che il primo impulso all’immaginazione creatrice del compositore venga da un certo turbamento emotivo, generalmente indicato con il nome di ispirazione”. Al pubblico piace credere che il musicista sia quell’essere che si ispira alla luna in preda a distruttivi e folli tormenti amorosi e che riversi sulla carta o dentro il computer i suoi deliri, trasformandoli in sublimi armonie. Magari! Se scrivere musica è difficile, scriverne di bella lo è ancora di più. E per scriverne di bella bisogna spaccarsi le nocche sulla carta da musica, altro che luna! Ma il pubblico, convincendosi di questo, soddisfa il proprio bisogno di sognare, appropriandosi di ciò che ascolta come di qualcosa nato apposta per lui. In un’altra parola è marketing.

L’aspetto determinante infatti ci viene rivelato poche righe dopo: “Io non penso a negare all’ispirazione la parte che gli spetta nelle genesi dell’opera. Sostengo ch’essa non è in alcun modo la condizione preliminare dell’atto creativo, ma una manifestazione secondaria in ordine di tempo […] In un campo in cui tutto è equilibrio e calcolo […] In seguito, ma solo in seguito, nascerà quel turbamento emotivo”. Chi ha dimostrato di possedere il mestiere, dimostra al tempo stesso di possedere la tecnica per fare quel mestiere. Come dimenticare una delle più belle battute western del mitico Clint Eastwood: Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto”. Tutto è divisibile in due categorie. Così esiste un pubblico esigente, ed un altro tipo di pubblico che accetta di assistere, pure pagando, ad un concerto di qualche fenomeno in cui quest’ultimo parla per metà del tempo che dovrebbe suonare. E’ il classico esempio del caso in cui pubblico e artista si lodano a vicenda in nome della musica, dando luogo ad uno scambio di effusioni reciprocamente protettive, morbose e condite da favole raccontate dal fenomeno stesso su come la sua musica sia nata, impreziosendo il resoconto con parole difficili, quali diesis e bemolle.

Sappiamo invece che la musica non si manifesta come un miracolo dal nulla, che non è il genio che esce dalla lampada quando viene sfregata ed è ben lungi dall’essere una streghetta che ci rapisce la notte, lasciandoci un gruzzolo di note sotto il cuscino. Se qualche mente autorevole ha alzato la voce davanti a questa, chiamiamola, per esser buoni dato che tra qualche giorno è Natale, romantica e mielosa uscita, un motivo c’è. Molti musicisti fanno cose belle; altri, alla bellezza, gli girano solamente intorno. E non c’è ispirazione che tenga.

Buon Feste!

A cura di Lorenzo Maiani

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