Musicisti, lettori e fotografi allo sbaraglio!

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L’incomprensibile ascesa del professionista “home – made”.

Musicisti, lettori e fotografi allo sbaraglio!

La musica è un bene comune. Quando un bene è di tutti, come più volte abbiamo sottolineato, tutti dobbiamo concorrere al fatto di mantenerlo dentro livelli accettabili di dignità. Uno spazio verde pubblico, per esempio, è di tutti ed andrebbe tenuto come se fosse il nostro privato giardino. Per un senso civico del vivere e tutelare la città che ci accoglie, per il rispetto che si deve avere l’uno verso l’altro: una siepe, una statua è tua e mia e sua e nessuno di noi tre ha il diritto di sottrarla al bene dell’altro. Anche perché, andando sullo spicciolo, con una piccola parte dei nostri soldi, questi spazi vengono conservati per l’uso quotidiano di ognuno di noi e costano! Un bel palazzo viene restaurato, la facciata dipinta di fresco mostra ombre nuove e la luce della sera degrada in maniera pittorica sulle sue forme. I cornicioni delle finestre svelano nuovi spessori e decorazioni. Ti accorgi quanto sia bello tutto questo, quando gli angoli del posto in cui vivi sono in ordine, perché tornano a parlarti di tutte le storie che hanno visto ed ospitato. Capita spesso che, pochissimo tempo dopo il restauro, un cretino scriva sulla sua pietra una sdolcinata quanto inutile frase di supplica per una che ha deciso di stare con un altro. Davanti e certi scempi, è un bene sapere che qualcuno decida di non condividere più niente con certi idioti.

Alla base di tali comportamenti, c’è la presunzione. Esattamente quella che è il contrario dell’umiltà che ti fa crescere come individuo dentro un contesto sociale. La presunzione è pensare di essere al centro del mondo e che questo stesso sia a tuo solo uso e consumo. Nello stesso modo, esistono situazioni in cui chi pratica il bene comune della musica, forse senza accorgersene data la poca esperienza, si sente investito d un’onnipotenza di giudizio su altri che invece ne sanno ben molto di più. Se quelli bravi rimangono zitti è solo per una clemente pietà. Con certe storie si potrebbe scrivere il bestiario dei musicisti; storie divertenti al limite del paradosso, ma che nella maggior parte dei casi, sono, ahimè, storie vere.

Qui ne troviamo qualche esempio. Perché tutto ciò?

Il musicista è presuntuoso, perché non vuole imparare il giusto linguaggio della materia che dice di amare. E’ presuntuoso perché crede che il mondo della musica sia esattamente come viene mostrato dalla televisione. È presuntuoso perché bypassa tutte quelli fasi di cura e studio che sono invece il primo basilare strato della propria formazione. Però ama sentirsi e sapersi colto e per questo ascolta strani dischi di musica new age contaminata dalla classica e bagnata in punta dal Jazz. Ma davanti ai veri dischi (quelli che hanno fatto la storia dell’ultimo cinquantennio) stramazza al suolo totalmente paonazzo entro i primi centoventi secondi di ascolto.

Nello zoo della presunzione il musicista non è solo. Accanto alla sua sua gabbia, da dove scruta la sua visione ristretta del mondo, vi sono tanti altri esemplari di creature particolari. Il lettore presuntuoso è un altro eclatante esempio. Legge romanzi e narrativa di bassa lega pensando di avere tra le mani un nuovo capolavoro; poi magari si stanca ad arrivare alla decima riga di questi stessi articoli, solo perché non riesce a mettere in relazione due parole apparentemente distanti come “rinascimento” ed “elettronica”. Non contento, inizia pure lui a buttare giù storie, a scrivere sceneggiature che sarebbero irrealizzabili anche per Spielberg pensando di essere capace di realizzarle chiamando l’amico che si diletta di video e fotografia.

Quindi, alla carrellata si aggiunge il fotografo presuntuoso, ovvero colui che si occupa di immagini dagli ultimi sei mesi e che, avendo avuto come regalo, un pacchetto completo di mezzi di ultimissima generazione, scatta foto a go go in posti che non avrebbe mai visitato prima (rive di fiumi, discariche, vecchi edifici abbandonati al loro destino) e si complimenta con se stesso perché riesce anche a fare, oltre che foto macro agli insetti ed alla polvere dei mattoni, anche dei pazzeschi video in cui ottiene risultati di luce impensabili. Gode a girare videoclip per gli amici (che suonano e che hanno gruppi dove vi è in ognuno, almeno un musicista presuntuoso) esaltando lo sfuocato dietro ai volti dell’amichetta che si è prestata come protagonista per il sospirato video, senza sapere che il tanto osannato effetto, che lui chiama coraggiosamente “da Cinema”, è solo il risultato casuale di un limite del mezzo che usa. Studiare i linguaggi e l’estetica del cinema è pane per altri denti.

Molti musicisti (non presuntuosi) si riterrebbero fortunati se avessero la certezza che il 5% del pubblico capisse quello che accade durante un loro concerto Jazz. Noi, allo stesso modo, saremmo fortunati se la solita percentuale di chi pratica la musica, studiasse certe dinamiche e questioni legate a questo mondo ed a quello dello spettacolo in generale.

Altrimenti che dire se non un accalorato BUONA FORTUNA musicisti, lettori e fotografi presuntuosi: il mondo artistico è ai vostri piedi ed aspetta i vostri capolavori!

a cura di Lorenzo Maiani

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