Quando il musicista diventa pubblico: esigenza al massimo grado!

Il complesso rapporto tra il pubblico ed il musicista che ne fa parte.

Quando il musicista diventa pubblico: esigenza al massimo grado!

Ci risiamo. Per chi vive costantemente nel doppio ruolo di musicista e di consumatore di musica, è sempre difficile accontentarsi. Fare musica – che vuol dire essere critici nel più profondo angolo dell’anima – e fruirne liberamente senza troppi problemi, è quasi impossibile: è una doppia vita che rende schiavo e succube anche il più illuminato degli “addetti ai lavori” che, invece di saperne e poterne godere in modo incondizionato all’ascolto, ha le antenne alzate su tutti i fronti. Anche se lo desidera, non riesce ad abbassare la guardia. Una specie di legge del contrappasso, che colpisce tutti i maniaci musicali, e non solo: un liutaio che, davanti ad un toccante concerto di Flamenco per chitarra, è rapito quasi unicamente dal suono del legno dello strumento che costruisce, mentre sinuose ballerine gli passano davanti come ombre. E, non ultimo, il pasticciere che ordina un dolce al ristorante: lo troverà sicuramente troppo zuccherato. Un vero e proprio supplizio! Il musicista, nel ruolo del pubblico, è condannato all’eterno dissidio interiore come fu tra Dottor Jekyll e Mr. Hide!

In genere si pensa spesso alle due entità artista/pubblico come ognuna appartenente al proprio ruolo. Ma quando le due entità si fondono in una sola, sono veri dolori per la stabilità dell’individuo.

Musicisti: a difendere la categoria ci ha pensato Igor Stravinsky, che già qualche settimana ho chiamato in causa con la sua Poetica della Musica. Quanti di voi l’hanno letta? Sinceri, eh!? Tranquilli, non mi aspetto una schiera di mani alzate. Ma vi rinnovo lo stesso invito, leggetela. Collegandoci all’analisi della figura che il pubblico detiene nel rapporto complesso tra se stesso e la musica (vi rinfresco la memoria, ovvero quella di come il pubblico diventa il partecipante necessario per la diffusione di un atto creativo) apprendiamo che “Il destino di un’opera dipende senza dubbio, in ultima analisi, dal gusto del pubblico, dalle variazioni del suo umore, dalle sue abitudini, insomma dalle sue preferenze, ma – aggiunge – non può dipendere dal suo giudizio come da una sentenza senza appello”. Di tale affermazione, l’attenzione va posata sul fatto intrinseco di quanto costa in termini di fatica un parto creativo. Infatti, credo e spero che su questo saremo tutti d’accordo, non basta una semplice stroncatura del pubblico per decretare il valore effettivo di una produzione musicale. Inversamente ed ugualmente non basta che quello stesso pubblico inneggi al capolavoro, per far diventare tale una cacofonia ambulante. La motivazione, tra le altre, è anche quella che “Fra i doveri di colui che  compone ed i diritti di coloro che lo giudicano la sproporzione è evidente, poiché l’opera offerta al pubblico, qualunque sia il suo valore, è sempre frutto di studi, di ragionamenti, e di calcoli che sono l’opposto di un’improvvisazione”. Chi pensa a difendere il pubblico è il fatturato di un disco o di un evento teatrale che gira mezzo mondo e rende giustizia agli incassi previsti per quel prodotto.

Il musicista che ascolta musica è un animale strano che soffre terribilmente. È colui che al cinema fischia la colonna sonora pensando di essere solo in una sala che può ospitare cinquecento persone, che in macchina fa zapping sfrenato alla radio, non trovando canzoni di suo totale gradimento e che non si fa abbindolare dai fronzoli, specie da tutte le tipologie di arti plastiche che hanno invaso principalmente tutte le forme di spettacolo avanzato, dalla più trita espressione di musica pop alla forma più stereotipata di musical (problematica che non investe la musica di provenienza “colta”, che non richiede tanti travestimenti o disturbi). Critica tutto e tutti, ma forse riesce ad ascoltare Lady Gaga, che per quanto sia un prodotto elevato e perfetto non è certo un compito difficile, in un modo più consapevole e raffinato di quanto magari il pubblico di massa, abbagliato da look, coreografie, spari, saette e quant’altro, non riesca a fare. Così da cogliere anche quei dettagli dentro la musica di cui moltissimi non riescono ad accorgersi.

Per lui, la musica, non è certo solamente una stimolazione uditiva procurata da un susseguirsi continuo di suoni ed è per questo che non riesce mai a calarsi negli abiti di spettatore in modo totale. Proprio sulla parte uditiva come una delle prime componenti del processo comunicativo attraverso il suono vi farà un bel pistolotto di predica. Non sopporta che oggi la musica sia relegata all’immagine, come testimonia invece l’importanza di accompagnare una canzone al videoclip, divenuto addirittura fondamentale per consolidare un successo, perché lui non vuole ascoltare con gli occhi. Di una sola cosa gli interessa: suonare, suonare e suonare; distruggere, consumare le corde, i tasti del suo strumento. Più inquietante, è per lui accorgersi di far parte di un pubblico che nell’identità non gli appartiene, ma che è proprio quello che fa i  numeri con il telefonino: i teenager. Essere parte di un pubblico in cui non si riconosce, gli crea non poche fratture emotive, specie quando amaramente deve constatare che per molti la musica è altro, come testimoniano i tanti programmi nei quali si mette in evidenza se l’artista che emergerà ha le mutande rosse o bianche, se piange in un angolino ripetendo istericamente sottovoce “io valgo io valgo io valgo e ce la farò”, accumulando migliaia di migliaia di migliaia di visualizzazioni su youtube. Ma d’altronde, se questi sono i nuovi modelli musicali ai quali molti giovanissimi hanno tributato il successo, una ragione se ne deve fare.

Quindi non ditegli che la musica è solo divertimento! Eresia cosmica. Per lui, è innanzitutto una forma di conoscenza e la via principale per avvicinarsi ad essa non può non essere che una via consapevole. Inoltre, vi dirà che il pubblico, di cui anche lui fa parte, va aiutato a sviluppare una sensibilità e una pazienza all’ascolto che tanti decenni di inquinamento acustico, televisione e mass media in genere ne hanno spremuto i noccioli e semi e non il succo, cercando una forma di guadagno a breve termine che ben poco lascia sperare, sistematicamente ed inesorabilmente, per il futuro.

“La musica – dice il saggio cinese Seu-ma-Tsen nelle sue memorie – è ciò che unifica”. In una società in cui il raggio dell’intelletto è diventato corto, e dove tutto tende ad accorciarsi c’è tanto bisogno di unire e riunire le sempre più lacerate pezza del pensiero. Quindi non abbiatecela con lui, quando vi decanta quanto è bello ascoltare un’introduzione strumentale di sette minuti, prima che parta la prima strofa, ma abbiate pazienza e sopportatelo in silenzio.

Grazie.

A cura di Lorenzo Maiani

Articoli interessanti

La musica invisibile: la parte nascosta dell’iceberg –... Breve viaggio nella musica invisibile. Visibile, invisibile. La luce del sole che vediamo non è quella del momento presente. È esattamente quella di otto minuti fa, la stessa dell'attimo in cui è partita dalla nostra vicinissima (in termini astrali) madre stella. Cosi migliaia di migliaia di al...
La musica invisibile: la parte nascosta dell’iceberg –... Breve viaggio nella musica invisibile. La musica, come abbiamo visto, vive su più strati. Uno superficiale, visibile, perennemente alla luce del sole. Un altro, ben più voluminoso e composto da innumerevoli sfumature, viaggia nell'ombra e nell'abisso trascinando il suo ricco e variegato mondo s...
L’assolo: momento di creazione e professionismo. La lenta scomparsa dell'assolo strumentale. Ascoltavi una canzone per la prima volta, quando “lui” se ne usciva in tutta la sua energia. Se in quel momento fatidico eri con alcuni amici, gli sguardi si incrociavano determinando un curioso silenzio. Al successivo riascolto ti sorprendeva perché,...
Festival di Sanremo: chi non muore si rivede! Il ciclo perpetuo del Festival di Sanremo e della Canzone Italiana. Non manca tanto. Ogni anno ritorna, come il figliol prodigo. Sebbene tutti, o quasi, alla vigilia orgogliosamente ce ne congediamo con una strafottente alzatuccia di spalla, il Festival di Sanremo, o come dovremmo realmente chi...

social-network-following-popup

TI DIAMO UN BACIO SE CI SEGUI ANCHE SUI SOCIAL NETWORK.

È sufficiente un solo click!!