SIAE: tra monopolio, pagamenti e pretese cosa resta della musica?

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Ovvero il bisogno di sentirsi tutelato dalla SIAE.

SIAE: tra monopolio, pagamenti e pretese cosa resta della musica?

Il problema ce lo siamo posto tutti, diciamo la verità. Convinti – almeno una volta nella vita – di avere composto la nuova Yesterday siamo stati assaliti da fobie e paure che qualche creativo mal intenzionato potesse soffiarci la melodia dal cassetto. Anche il nostro amico tastierista (si, proprio quello di qualche articolo fa) ne ha dovuti passare, di tormenti per salvaguardare le sue quattro note messe in croce. E proprio durante una delle sue conversazioni notturne con il musicista integralista dei generi e non meno irriducibile contro ogni forma di organizzazione pubblico e/o privata, riceve un consiglio illuminante, sotto forma di un’esclamazione al sapore di birra: “ma spediscitelo, no?!? … e poi bada bene di non aprirlo, altrimenti non vale!”. Una strada alternativa alla SIAE, degna del più nobile dei faidate! Così lui, il giorno seguente, prepara il suo pacchettino tutto contornato di nastro adesivo e si avvia alle poste. Riceve il pacco a casa, lo richiude nel cassetto dove resterà per i prossimi trent’anni a far la muffa.

La notizia recente, di qualche giorno prima di Natale, è di quelle che non possono passare inosservate. Si è parlato su molti portali della fine del monopolio da parte della SIAE sul diritto d’autore. Il web è impazzito, la gazzarra è stata totale: finalmente i musicisti liberi di scegliere a chi affidare la tutela e la gestione dei diritti connessi alla proprie opere? I migliaia di commenti in coda agli articoli rivelano un tripudio stratificato di gioia. Viene da chiedersi come mai non si trova tra tutti i pareri, almeno uno positivo a favore della Società degli Autori e degli Editori. Il divario comunicativo tra l’ente e le persone (perché queste sono i musicisti e tutti gli artisti iscritti) è ai massimi storici. Il perché lo spiega bene una rappresentanza importante, in una lettera firmata, delle associazioni degli editori FEM e ANEM e della Federazione Autori FA: la società “vanta la peggiore performance in termini di servizi e una maggiore lentezza nelle ripartizioni […] decisioni, delibere, stanziamenti di risorse che da una parte hanno eroso le finanze della società e dall’altra non hanno portato nessun miglioramento in termini di qualità e di efficienza”.

La notizia è esplosiva. Non certo quanto quella dei Maya sulla previsione della fine del mondo, ma in ogni caso destinata a deviare un po’ il corso del futuro. Ma ALT! Doccia fredda in corso, frenate gli entusiasmi:  la questione è da ridimensionare. Tale confusione è stata data dal fatto che un termine, ai più, nell’eccitazione del momento di riportare la notizia, è sfuggito. Il decreto liberalizzazioni in cui si discute la legge, udite udite, del 1941, non inciderà in maniera diretta sulla SIAE, ma sui diritti connessi ai diritti d’autore (ovvero quelli degli interpreti e degli esecutori), della cui amministrazione si occupa SCF/Nuovo IMAIE. Quello propriamente riguardante il diritto d’autore resta ancora ad esclusivo appannaggio SIAE. Premesso che compilare un bollettino modello 112 (il modulo prestampato che va riempito e poi allegato allo spartito quando si deposita un brano) per molti è già una difficoltà, capire le differenze tra diritto d’autore e diritti connessi al diritto d’autore non è certamente immediato ed il caos che ne è derivato è comprensibilissimo.

Spulciando tra le leggi in materia, e vi assicuro che sono tante tante ma tante, l’occhio cade su una alquanto curiosa. E riguarda tutti quei siti, siano essi testate registrate o blog personali, che pubblicano trailer di film. Tutto nasce da un accordo, concluso all’inizio del 2011, tra la SIAE stessa e l’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo), in base al quale «per i portali e i siti che offrono opere cinematografiche o audiovisive […] la SIAE prevede tariffe per le distinte forme di utilizzazione via Internet». La convenzione comprende l’utilizzo delle opere anche «mediante la diffusione di trailers audiovisivi promozionali, ma anche mediante l’utilizzo di stacchi o musiche di sottofondo della homepage e simili». In pratica, chiunque pubblichi un trailer lungo più di 45 secondi (ed è difficile trovarne di più corti) deve compilare un’apposita domanda e pagare i diritti alla SIAE: 450,00 € per trimestre, complessivamente 1.800,00 € all’anno, e con l’obbligo di non superare i trenta trailer per un massimo di dieci ore ogni tre mesi. Per la Società la richiesta di pagare la licenza sembra essere più che altro un comodo servizio offerto: “L’unico diritto da pagare è quello per le colonne sonore. Chi le utilizza  – si legge nel comunicato ufficiale – dovrebbe trovare tutti i titolari delle varie musiche, ma con la licenza della SIAE gli utenti risolvono il problema con un unico pagamento. La licenza è quindi una soluzione pratica per chi vuole rispettare la legge”. Davanti a così tanto altruismo e gentilezza, il minimo, oltre che pagare, è anche ringraziare, visto che i soldi sono raccolti per essere poi smistati agli autori. Ma essendo un pagamento forfettario e non  secondo una lista precisa di quello che realmente viene caricato, quale criterio viene applicato per la ripartizione? Non sarà questo il caso, ma sembra un provvedimento volto a soffocare il web, frutto di una politica culturale sempre più ottusa e separata dalla realtà, dato che l’unica motivazione a sostegno dello stesso provvedimento è la necessità di fare cassa per sostenere un apparato burocratico inefficiente ed abbondantemente sovradimensionato.

Ma sono altre le cifre importanti. Quasi 85 milioni di euro sugli oltre 645 complessivamente incassati dalla SIAE nell’ultimo anno, provengono dal balzello sulla copia privata che l’Ente incassa, sostanzialmente senza muovere un dito, su ogni vendita di supporti e dispositivi idonei alla registrazione di opere protette da diritto d’autore. Ogni volta che viene acquistato un cd vergine, sul prezzo di quel supporto l’utente paga la cosiddetta tassa sull’Equo Compenso, in quanto si ipotizza che parte dei supporti di memorizzazione ospiteranno materiale illegale, sui quali non è stato versato il compenso per quel diritto. Se poi, invece ci fate il backup delle foto del matrimonio del vostro lontano bis-cugino Ugo, pagherete comunque tale tassa. Nell’incertezza, meglio che tutti paghino! Poco più di 6 milioni di euro, invece, sono quelli che provengono dai cosiddetti “servizi di vidimazione”, essenzialmente legati alla gestione delle solite ed anacronistiche pecette adesive, meglio conosciuti come i fantomatici bollini con i quali, ancora alla fine del 2012, si narra di voler combattere la pirateria. Un fiume di denaro che, poco o nulla, ha a che vedere con il diritto d’autore e, soprattutto, con le finalità istituzionali dell’Ente. Anzi, tale gestione sviluppa la possibilità di incutere un autentico timore reverenziale in tutti gli utilizzatori di opere coperte da diritto d’autore.

Ed a rimetterci sono sempre i piccoli pesci. Vi invito a cercare in rete qualche notizia della multa di 205,00 € fatta da un ispettore SIAE presso Martina Franca (TA) a quattordici bambini bielorussi (di età compresa dai 7 ai 12 anni del Progetto Accoglienza Cernobyl) mentre cantavano in una festicciola improvvisata un brano popolare della loro cultura, su una base diffusa da un piccolo portatile da picnic, per salutare le “loro famiglie italiane” che li avevano ospitati durante il soggiorno estivo in Italia. Il reato (art. 17 – legge n° 633) che gli è stato contestato è quello di esecuzioni di opera di ingegno senza preventiva autorizzazione dell’autore. Bielorusso. Roba da scavarsi una buca e ricoprirsi da soli.

Il tutto confluisce in una realtà inverosimilmente incredibile: la stessa SIAE che dovrebbe salvaguardare tutti i suoi soci ed associati ed il patrimonio del diritto d’autore, per ripartirlo agli aventi diritto, ha un debito di quasi un miliardo di euro, di cui 800 milioni proprio verso i suoi stessi associati. Ma la SIAE, ente statale, non serve a raccogliere i proventi dei diritti d’autore per poi ridistribuirli tra gli artisti? Se non riesce a farlo, se non riesce a pagarli ha senso che persista nell’esistere?

E’ impagabile suonare al matrimonio della tua ex girlfriend? In breve, puoi benissimo farti un blog gratuito su wordpress: è senza prezzo e, soprattutto, non ha prezzo il potersi esprimere liberamente. Ma tranquilli, per tutto il resto c’è SIAE.

A cura di Lorenzo Maiani

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  • Costantino Maiani

    Articolo molto bello e approfondito su una materia che anche gli addetti ai lavori conoscono poco. Impressionante la testimonianza della multa ai bambini bielorussi…

  • Giordano Sangiorgi

    E’ importante segnalare alcune cose: 1) Sono stati liberalizzati solo i diritti connessi al momento cioe’ quelli relativi ai produttori e agli artisti facenti riferimento a Scf e Nuovo Imaie per capirci, autori ed editori hanno ancora come riferimento unico la Siae, questo solo per non ingenerare confusioni 2) e’ stato fatto un nuovo statuto della Siae per andare a nuove elezioni dove il voto conterà in base al tuo grado di ricchezza: piu’ sei potente piu’ il tuo voto vale in sostanza azzerando il ruolo dei piccoli autori, editori e produttori: tale statuto sara’ impugnato da un coordinamento di associazioni di piccoli editori e autori, tra i tanti ci saremo anche noi 3) la liberalizzazione, da unho studio di alcuni legali, di alcuni diritti rischia seriamente di fare in modo che a incassare anche qui siano quelli forti e potenti che riescano a farsi aprire le porte mentre per i piccoli non arrivi piu’ nulla 4) segnalo che il Governo appena decaduto ha approvato un’Agenda Digitale che dovrebbe dare sgravi a chi diffonde producendo musica on line. Per il resto il dibattito sull’efficenza della Siae è meritorio e giusot e inoltre noi tempo fa proponemmo di inserire in Italia Creative Commons per i giovani affinche’ pur essendo tutelati nbon dovessero pagare cifre per poter essere titolari della loro opera. Ma tanto ancora ci sarebbe da dire… Buo anno a tutti!

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