L’Esselunga a Firenze: la vera attrazione di quel periodo.

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L’Esselunga a Firenze, per noi che scendevamo dalla campagna, era la vera attrazione di quel periodo di transazione, fra il bianco e nero di ed il colore di certi ricordi da bambino.

L'Esselunga a Firenze: la vera attrazione di quel periodo.

Ricordo poche cose di quando scendevo con mio Babbo a Firenze, ma due tappe obbligate, dopo la visita in trattoria da Zia Rosina e Zio Dino, erano il parcheggio in Via Fiume dietro la stazione, il sali e scendi in quei palazzi, con i loro ascensori scomodi e rumorosi, sedi di tutte le compagnie cinematografiche italiane e l’odore acre del fumo delle sigarette degli impiegati i sottoscala che custodivano le pellicole per il noleggio e certi personaggi davvero buffi. Un misto fra i bibliotecari e coloro che ne sanno una più del diavolo; loro che tenevano nascosti per gli amici, certi scatti fotografici tanto osè per quel periodo, di Brigitte Bardott, Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Virna Lisi, Monica Vitti, Edvige Fenech, Gloria Guida e tante tante altre icone di quel periodo folgorato del cinema Italiano.

Foto che ovviamente Vittorio, mussoliniano nostalgico, (anche la sua voce potente ricordava il soggetto) di nascosto faceva vedere a mio Babbo. Io che non arrivavo a quel bancone, intuivo ma non potevo vedere, (e non potevo nemmeno raccontare a Mamma che Babbo guardava le foto di seni e cosce davvero tanto scoperte…) e poi via con la FIAT 500 Giardinetta color crema, piena di quelle “pizze”, così si chiamavano le scatole rotonde e schiacciate dove si trasportavano le pellicole, che poi Babbo avrebbe proiettato nel suo cinema, e poi di corsa all’Esselunga di Via Galliano, a Firenze.

Quella era l’altra tappa, come dire, irrinunciabile.

Babbo era emozionato quanto e forse più di me; tutte quelle luci al neon, gli scaffali pieni di cose mai viste, allineati e precisi; le prime file alle casse, le signore ed i signori fiorentini, che mettevano su il cappotto più bello per scendere a far spesa e nonostante la sua oculatezza nello spendere, riempivamo sempre due o tre carrelli con tutto e di più.

Quei carrelli che, finchè erano vuoti, lui mi ci infilava dentro, tipo fosse una carrozzina… santo cielo le risate per gli scontri agli angoli, con le massaie che facevano spesa.  Ancora vedo il sorriso sul suo viso nel chiedere scusa… ma noi lo sapevamo che era un gioco.

A cura di Paolo Magazzini

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