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Test per la valutazione delle mascherine

Farmacista veneto denuncia: “Le mascherine fornite dalla Regione non servono a nulla”.

Test per la valutazione delle mascherine chirurgiche

Le mascherine chirurgiche hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contamini l’ambiente, in quanto limitano la trasmissione di agenti infettivi e ricadono nell’ambito dei dispositivi medici di cui al D.Lgs. 24 febbraio 1997, n.46 e s.m.i.. Sono utilizzate in ambiente ospedaliero e in luoghi ove si presti assistenza a pazienti (ad esempio case della salute, ambulatori, ecc).

Le mascherine chirurgiche, per essere sicure, devono essere prodotte nel rispetto della norma tecnica UNI EN 14683:2019 che prevede caratteristiche e metodi di prova, indicando i requisiti di:

  • resistenza a schizzi liquidi;
  • traspirabilità;
  • efficienza di filtrazione batterica;
  • pulizia da microbi.

La norma tecnica di riferimento UNI EN ISO 10993-1:2010 (scaricabile gratuitamente dal sito https://www.uni.com) ha carattere generale per i dispositivi medici e prevede valutazione e prove all’interno di un processo di gestione del rischio.

In questi giorni circolano molti video che fanno e invitano a fare il test dell’accendino sulle mascherine utilizzate nell’emergenza Coronavirus. Uno che ha avuto più successo su Facebook è quello di un farmacista veneto ma ci sono altri video in tutto il mondo che parlano della stessa cosa.

Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto dal 7 aprile 2010, ha spiegato su Facebook che la mascherina è realizzata con un “tessuto non tessuto” e che «ha tutte le caratteristiche per fornire un’ottima protezione per circa l’80% della popolazione, ad esclusione dell’uso prettamente sanitario e chirurgico». Quella che Zaia definisce «una mascherina dall’aspetto inedito» è molto simile come concetto e realizzazione (sui materiali non è possibile dirlo perché ad oggi non sono ancora state distribuite) a quelle fatte arrivare in Lombardia dalla Protezione Civile che fecero infuriare l’assessore al Welfare Giulio Gallera che le definì «un fazzoletto o un foglio di carta igienica che viene unito» paragonandole al noto panno cattura-polvere.

Le mascherine in questione non possono essere utilizzate in ambiente ospedaliero o assistenziale in quanto non hanno i requisiti tecnici dei dispositivi medici e dei dispositivi di protezione individuale. Chi la indossa deve comunque rispettare le norme precauzionali sul distanziamento sociale e le altre introdotte per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

Ogni altra mascherina reperibile in commercio, diversa da quelle descritte nel D.Lgs. 24 febbraio 1997, n.46 e s.m.i.., non è un dispositivo medico né un dispositivo di protezione individuale; può essere prodotta ai sensi dell’art. 16, comma 2, del D.L. 18/2020, sotto la responsabilità del produttore che deve comunque garantire la sicurezza del prodotto (a titolo meramente esemplificativo: che i materiali utilizzati non sono noti per causare irritazione o qualsiasi altro effetto nocivo per la salute, non sono altamente infiammabili, ecc.). Per queste mascherine non è prevista alcuna valutazione dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’INAIL.

Le mascherine chirurgiche a cosa servono esattamente?

Proteggono chi le indossa e chi gli è di fronte, ma non sono la panacea per evitare la diffusione del virus. Vanno usate insieme ad altre precauzioni vedi lavarsi le mani, mantenere la distanza di sicurezza e soprattuto restare a casa il più possibile. E soprattutto l’utilizzo di mascherine, e anche di guanti, deve essere corretto.

Per il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale consulta il Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità COVID-19 n. 2/2020

Per sopperire alla carenza di mascherine il governo ha “rilassato” le norme di protezione per gli operatori della sanità prevedendo che (art. 34, comma 3, del DL n. 9/2020): “In relazione all’emergenza di cui al presente decreto, in coerenza con le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e in conformità alle attuali evidenze scientifiche, è consentito fare ricorso alle mascherine chirurgiche, quale dispositivo idoneo a proteggere gli operatori sanitari; sono utilizzabili anche mascherine prive del marchio CE previa valutazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità”.

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